La Porta di Vertine

Giacomo Mastretta

Giacomo, responsabile della Porta di Vertine fin dalla nascita del progetto, è originario del Piemonte. Dopo gli studi in scienze naturali partì alla volta della Francia dove, durante l’apprendistato presso Michel Chapoutier, si trovò subito a misurarsi con la viticoltura biologica. Fu quest’impatto a far nascere in lui l’interesse nella viticoltura e nella vinificazione sostenibili. Dopo il completamento del Master in enologia all’Ecole Nationale Superieure Agronomique de Montpellier, tornò in Italia dove assunse la posizione di enologo in un’azienda condotta secondo il metodo biodinamico vicino a Pisa. Qui lavorò accanto a Francois Bouchet, uno dei più influenti consulenti di biodinamica francesi. A seguire ci furono le esperienze lavorative presso la valle di Casablanca in Cile, l’australiana Frankland e la neozelandese Waipara con Dannie Schuster. La filosofia enologica di Giacomo può essere riassunta come non interventista e centrale ad essa è l’idea che un gran vino nasce da un grande vigneto e debba quindi essere manipolato il meno possibile.

Ruggero Mazzilli

Dopo gli studi in viticoltura ed enologia ed in seguito ad un’approfondita ricerca nell’ambito della gestione di vigneti biologici, negli anni ’80, Ruggero Mazzilli osservò come piccoli viticoltori piemontesi applicassero ancora nei loro vigneti antiche politiche di sostenibilità. Da quest’esperienza scaturì la convinzione che non tutto ciò che accade in un vigneto si può ricondurre a principi scientifici e che la vite è un veicolo che, attraverso il suo comportamento in fase di crescita, comunica informazioni sul suo ambiente e benessere.

La filosofia viticolturale di Ruggero si centra letteralmente sul concetto di “less is more”. I vini caratterizzati principalmente dal “terroir” sono ottenuti da vigneti ad alta densità impiantati su terreni poveri. In essi si sviluppa un portinnesto profondo, tale da poter raggiungere l’acqua e gli altri nutrimenti; ciò riduce la vigoria dando una bassa resa di grappoli piccoli, sani e resistenti alle malattie.

Giulio Gambelli

Giulio Gambelli è il vero protagonista del Sangiovese. Nato a Poggibonsi, nel centro della Toscana nel 1925, Giulio cominciò a lavorare con questa varietà all’età di 14 anni come cantiniere all’Enopolio, al tempo una delle più grandi cantine della regione. Considerando che non aveva mai ricevuto alcun tipo di formazione come enologo, il suo talento e la sua meravigliosa capacità di assaggiatore, colpirono l’allora direttore della cantina Tancredi Biondi Santi che lo prese come suo assistente nel laboratorio dell’Enopolio.

Questa fase si rivelò fondamentale nello sviluppo della sua devozione e del suo amore nei confronti del Sangiovese: Biondi Santi era infatti anche in possesso di un clone della varietà che aveva isolato in uno dei suoi vigneti, il Greppo, diventato poi famoso con il nome di Brunello di Montalcino. La conoscenza di Gambelli del Sangiovese non ha rivali e, nel corso degli anni, egli ha fatto da consulente per alcune delle più famose cantine toscane che condividono lo stesso comune denominatore: il Sangiovese come espressione del territorio toscano.
giulio