L’inverno 2010 è stato freddo e lungo con una grande quantità di neve che ha anche creato non pochi disagi, fino a bloccare le principali strade e autostrade della regione. Complessivamente si può dire che c’è stata una grande abbondanza di precipitazioni che sono durate fino verso la prima metà di Gennaio. Questo è stato utile per restaurare le riserve utili del suolo e affrontare con un buon potenziale idrico la nuova stagione vegetativa.
La primavera è iniziata incredibilmente calda portando la linfa a ingrossare le gemme rapidamente. Una settimana di freddo a metà marzo ha però bruscamente interrotto questa crescita. Quindi, nonostante la calda primavera, non si può dire che alla fine ci sia stato un germogliamento tanto precoce.
Aprile nuovamente è partito molto caldo con temperature ben al di sopra della media stagionale, seguito da un inconsueto freddo a inizio Maggio. Questo alternarsi di periodi di estremo caldo e di estremo freddo sono continuati durante tutto il ciclo vegetativo.
Grazie alle scarse precipitazioni e alle fredde temperature notturne, condizioni sfavorevoli al ciclo di questo fungo, la pressione della peronospora è stata piuttosto bassa.
All’inizio di Giugno abbiamo avuto quasi una settimana di pioggia.
Parati i primi attacchi di oidio, in seguito, non c’è più stata una grande pressione da parte di questa malattia per il resto della stagione, forse grazie alle temperature da record a stagione inoltrata che bloccavano lo sviluppo del fungo stesso.
Tra la fine di Luglio e i primi giorni di Agosto è arrivato qualche temporale che ha portato la grandine che ha colpito alcune zone di Radda, Castellina e Gaiole. Fortunatamente delle nostre vigne solo Adine è stata sfiorata, e in maniera molto marginale, in un periodo in cui le uve erano in uno stadio fenologico arretrato con i grappoli ancora verdi e che dovevano ancora chiudersi. Gli acini colpiti in questo stadio normalmente o cicatrizzano o cadono durante la crescita del grappolo, determinando solo una lieve perdita in quantità.
Quest’anno la vendemmia è stata di difficile interpretazione. Dalla metà di Agosto c’è stato un caldo da record, l’uva sembrava molto avanti nella maturazione, molte aziende hanno iniziato a raccogliere nell’ultima settimana di Agosto. Noi abbiamo finalmente deciso di iniziare il 2 di Settembre con una diecina quintali di merlot per vedere di capire, in vasca, quali fossero i parametri analitici del mosto e farsi una idea più precisa del reale andamento della stagione. Di fatto la situazione non era così estrema come si era presentata e la vendemmia è di fatto incominciata il 7 di Settembre .
Alcuni grappoli erano danneggiati dall’incredibile stress termico di una fine di agosto incandescente e di un settembre che è stato il più caldo degli ultimi 150 anni.
Una rigorosa selezione delle uve si è resa necessaria durante tutta la vendemmia, e i grappoli secchi o avvizziti sono rimasti in vigna.
Il periodo della vendemmia, all’inizio, è stato molto caldo ma anche secco fin dalle prime ore della mattina. Questo ci consentiva di iniziare la raccolta all’alba, raccogliendo grappoli ancora freschi. La temperatura media dell’uva nelle vasche era attorno ai 20°C, ottima per iniziare la fermentazione.
Nonostante queste temperature elevatissime nel periodo di maturazione, forse per la precocità della stagione, i livelli di azoto prontamente assimilabile, praticamente il nutrimento per i lieviti in fermentazione, era mediamente piuttosto alto, questo è stato forse uno dei fattori che può spiegare la cinetica di fermentazione che è stata tipica per praticamente tutte le vasche.
Le fermentazioni sono iniziate quasi subito, normalmente la mattina dopo, mentre, visto che non inoculiamo lieviti selezionati, alcune volte bisogna aspettare almeno un paio di giorni.
La partenza rapidissima portava dopo 48-36 ore a raggiungere temperature fino a 35°C che si protraevano per un paio di giorni per poi scendere lentamente, mentre parallelamente diminuiva anche l’attività dei lieviti, che ci hanno messo dalle tre alle quattro settimane a finire gli zuccheri.
Questo ha portato a concentrare l’estrazione nel periodo di massima temperatura con anche un delestage a notte; questo anche col l’idea di dare un po’ di sollievo ai lieviti nel mosto e lasciare crescere liberamente la temperatura del cappello di bucce.
Nella seconda metà di settembre la stagione è cambiata: con le minime notturne molto più fredde e la rugiada la mattina a coprire i grappoli e le foglie , almeno per qualche ora. Questo era quello che mancava alle uve per la Riserva per guadagnare un po’ più di complessità, profittando di un po’ di evoluzione in un clima autunnale.
La vendemmia è finita i primi giorni di ottobre con la raccolta del cabernet.
L’effetto sui vini di questa annata così estrema, da noi in parte mitigata dalle sempre buone escursioni termiche tra notte e giorno dei vigneti in altitudine, non è stato necessariamente, come era il timore iniziale, un aumento drastico del livello alcolico, che non si discosta sensibilmente da quello a cui ci siamo abituati nelle ultime annate. Mediamente abbiamo avuto dei livelli di Ph leggermente più alti dei nostri standard e una grande struttura.
Vedremo cosa daranno nel tempo, per ora i vini sono già tutti a riposare in legno e le malo lattiche sono già state tutte fatte. — Dicembre 2011
Questa annata è stata abbastanza difficile e anomala. Difficile perché un inverno caratterizzato da abbondanti precipitazioni, è continuato in una primavera piovosa, seguita da una fresca stagione vegetativa delle viti. Anomala per l’eterogeneità del grado di maturazione dei grappoli che ne è derivato. Per questo abbiamo deciso, come già nella vendemmia del 2008, di fare diversi passaggi nei filari, anziché uno solo come di norma, per raccogliere solo quei grappoli che, in quel momento, mostravano una maturità ottimale, lasciando gli altri a completare la maturazione e a crescere in complessità.
Come conseguenza una vendemmia già tardiva di suo e stata protratta ulteriormente fino alla seconda metà di ottobre.
Sebbene quindi il 2010 sia stato caratterizzato da una certa carenza di sole e un eccesso di acqua, il nostro approccio di viticultura biologica minimalista, seguendo i preziosi suggerimenti del nostro agronomo Ruggero Mazzilli, ha dato, devo dire, fin da subito buoni frutti. A filari alterni abbiamo piantato graminacee per migliorare l’areazione e la vita nei suoli, integrate nei terreni più poveri da qualche leguminosa per ribilanciarli in modo naturale fissando l’azoto. Gli altri filari si sono lasciati inerbiti con le essenze che crescono spontaneamente.
A differenza di quanto si fa normalmente, queste coperture vegetali non sono mai state interrate ma unicamente falciate. In questo modo i loro apparati radicali hanno continuato ad contribuire all’assorbimento dell’eccesso di acqua e hanno instaurato una leggera competizione con le radici delle viti, in queste condizioni favorevole.
Con la loro forte inclinazione, la vigna della Conca d’Oro di Vertine e quella dei Campacci di Adine hanno dato prova di essere un terroir eccezionale in queste annate, la notevole quantità di rocce facilità anche essa il drenaggio dell’acqua in eccesso.
La sfogliatura precoce, che espone i grappoli alla luce e all’insolazione già all’epoca della fioritura e dell’allegagione, si è dimostrata un’altra tecnica molto efficiente per avere grappoli più sani e capaci di resistere sulla pianta fino ad aver raggiunto il grado di maturità richiesto.
La Peronospora, che prospera in ambiente umido, è particolarmente dannosa in annate di questo tipo. Ciò nonostante le nostre vigne non hanno risentito di questa malattia, noi pensiamo anche grazie all’inerbimento, che ha funzionato come barriera impedendo la proiezione delle spore dal terreno alla pianta durante le piogge.
Anche l’eccezionale altitudine delle vigne si è dimostrato essere un fattore positivo in quest’ annata, in quanto la frequente brezza a quest’altezza soffia e mantiene la zona dei grappoli secca, riducendo la pressione degli attacchi fungini.
Le uve vendemmiate hanno mostrato una sorprendente maturità tannica e un buon livello di alcool potenziale. La fermentazione è stata condotta dai lieviti indigeni ed ha avuto quest’anno una cinetica molto lenta, anche in conseguenza delle basse temperature in cantina in stagione così inoltrata (non usiamo vasche a temperatura controllata).
In alcuni casi una piccola percentuale del volume è stato salassato all’inizio per equilibrare meglio le singole vasche e per avere un po’ più di mosto destinato al nostro Rosato, che è subito messo a fermentare in botticelle di rovere senza aggiunta di solforosa o di lieviti. Ci vorrà tuttavia ancora un po’ di tempo prima di valutarne il risultato perché il Rosato necessita diversi mesi per portare a termine la fermentazione alcolica.
Con il Sangiovese nel 2010 non è stato possibile fare fermentazioni a grappolo intero, perché abbiamo valutato che i raspi non fossero completamente maturi.
Le bucce invece hanno raggiunto un ottima maturità consentendoci di prolungare i periodi di macerazione con le vinacce in alcuni casi fino a otto settimane.
Al contrario le uve del Cabernet Sauvignon destinate al Sassi Chiusi erano di qualità così buona che abbiamo deciso di vinificare una parte di esse coi raspi.
In conclusione ci aspettiamo per l’annata 2010 dei vini eleganti, fragranti e profumati con una bella spinta tannica.
L’annata 2008 è stata caratterizzata da condizioni climatiche irregolari, con alcune ondate di caldo che potevano potenzialmente danneggiare i grappoli. Tuttavia, il fatto che le vigne dell’azienda siano tutte situate a un altitudine decisamente elevata (430 m il Colle ai Lecci e dai 500 m in su Vertine e Adine), con una buona ventilazione e soprattutto con una forte escursione termica tra il giorno e la notte, hanno contribuito a salvare i grappoli da questo destino.
Quella che ormai si presentava come una annata molto promettente ci ha dato un po’ di preoccupazioni in seguito a una grandinata arrivata alla fine di Agosto sulle vigne del Colle ai Lecci. La grandine ha colpito gli acini alla superficie dei grappoli, riducendo ulteriormente la già bassa resa per ettaro. A limitare i danni è stato il drastico calo della temperature dopo la grandinata, seguito a diversi giorni di vento freddo che ha seccato gli acini danneggiati, impedendo lo sviluppo delle muffe.
Normalmente in una situazione del genere la raccolta dell’uva è d’obbligo. Al contrario, dopo un’ispezione della vigna, grazie anche alle condizioni climatiche previste, è stato deciso di rimandare la vendemmia il più possibile. Giornalmente la vigna era tenuta sotto controllo e alla fine sono stati fatti tre differenti passaggi per selezionare via via i diversi grappoli che non potevano resistere altro tempo sulla pianta. L’uva dell’ultimo passaggio era di così buona qualità che è stata fermentata a parte in piccole vasche di cemento da 10 hl ed è stata lasciata a macerare in contatto con le bucce per due mesi.
Il 2008 è stato l’anno in cui è iniziato l’affitto del Colle ai Lecci. A causa dei lunghi tempi per trovare gli accordi e sistemare le questioni burocratiche siamo arrivati a prendere in gestione la vigna che era già Marzo. Nonostante fosse già abbastanza tardi per la potatura, abbiamo ulteriormente ritardato questa operazione di un paio di settimane, per lasciare che le gemme apicali germogliassero prima di tagliare i tralci, col fine di calmare la vigoria eccessiva delle piante. La vite per iniziare il germogliamento fa un grande sforzo perché usa esclusivamente le proprie riserve, in quanto la fotosintesi non inizia fino a che non si sono sviluppate le foglie. Potando così tardi quindi parte delle riserve e della forza della pianta è usata per germogliare tutta una serie di gemme apicali che verranno poi eliminate, questo abbassa molto la vigoria a beneficio di una migliore qualità del futuro raccolto. Questo metodo così drastico non è ovviamente da ripetersi ogni anno perché porterebbe portare in breve a un esaurimento delle riserve della pianta stessa.
Siamo sempre stati convinti della eccezionale qualità della vigna di Adine. Qui fortunatamente non ci sono stati problemi di grandine come al Colle ai Lecci. L’anno precedente avevamo avuto molta più disomogeneità a causa di come erano state allevate le viti da chi le aveva in conduzione in precedenza. Il 2008 già mostra i risultati dell’applicazione della filosofia di coltivazione biologica di Ruggero. Nel 2007, come conseguenza di questa disomogeneità, si era reso necessario di vendemmiare separatamente l’uva di diverse parti della vigna mentre nel 2008 grazie alla maggiore omogeneità è stato possibile vinificarla tutta assieme. Le rese non sono state più di 20 hl/ha per il Sangiovese, la qualità dell’uva era eccezionale con un ottimo livello di maturazione con bucce spesse con un elevato contenuto in polifenoli.
Il 2008 è stato anche il primo anno che si è presentato il problema delle scottature sui grappoli dovuti alla forte insolazione, cosa non facile da spiegare perché nella gestione della chioma si era lasciata una copertura di foglie analoga a altre annate.
Vertine è una vigna abbastanza estrema con le sue forti pendenze e, in passato, anche lei ha spesso manifestato una forte disomogeneità e anche qui gli effetti della viticultura biologica e di un lavoro più preciso mostrano già un bel miglioramento Le rese però sono ancora troppo basse per la densità di piante di questa vigna (6250 per ha). Anche le viti di Alicante, che erano state sovrainnestate con Sangiovese nella primavera dell’anno precedente, quest’anno sono entrate in produzione ma solo parzialmente. Una delle cause della disomogeneità, intrinseca nelle vigne piantate a “ritocchino”, ovvero nel senso della pendenza, è il gradiente di nutrienti, che induce di conseguenza un gradiente di vigoria, tra la cima e il fondo lungo la pendenza dei filari. Questa è stata bilanciata calmando la vigoria delle viti più in basso usando lo stesso metodo di potatura illustrato pel il Colle ai Lecci.
L’uva di Vertine e la maggior parte del Colle ai Lecci è stata vinificata in maniera molto classica con quattro settimane di permanenza in contatto con le bucce. Il Sangiovese di Adine invece è arrivato 50 giorni e poi è stato svinato direttamente in una botte da 25Hl. Normalmente avevamo sempre usato i tonneaux da 500 L e qualche barriques per il primo anno di affinamento perché il vino, non venendo mai travasato per il primo anno, rimane in contatto con le sue fecce in fase di riduzione. L’idea era che in un volume più piccolo si gestisse più facilmente il livello di riduzione ma alla fine abbiamo visto che anche in volumi più grandi il livello di riduzione non ha mai raggiunto livelli preoccupanti.
L’annata:
L’inverno mite è stato seguito da un inizio primavera piuttosto fresco e la temperatura costante ha causato una fioritura precoce, ma fortunatamente i timori di un’ondata di gelo primaverile si sono rivelati infondati. Il tempo è stato da manuale, con acquazzoni non frequenti ma regolari. Le temperature sono salite rapidamente in Luglio, culminando in una settimana di caldo torrido che ha causato la bruciatura di una piccola parte della frutta, poi tagliata senza intaccare in modo significativo il raccolto. La parte restante del ciclo di coltivazione, fino alla fine di Settembre è stata più fresca sebbene assolata. Il 2007 complessivamente è risultato in un’annata di vini complessi con buoni tannini e bella densità.